3 febbraio 1999

 

Ad un anno di distanza dall’entrata in vigore del Decreto legislativo 468/97, dopo la mobilitazione dei lavoratori, che in questi mesi hanno dimostrato come sia forte e radicata la volontà di battersi per il lavoro, ed il patetico fallimento di tutte le “soluzioni” governative, appare chiaro e in tutta la sua drammatica evidenza il fallimento politico e amministrativo di quello strumento legislativo che, nato in ossequio di una logica liberista e di esaltazione acritica del mercato, pretendeva di liquidare la partita dei lavoratori socialmente utili attraverso la privatizzazione dei servizi pubblici, la precarizzazione del lavoro pubblico, l’assistenzialismo alle imprese.

-         E’ sotto gli occhi di tutti – e, nessuno s’illuda, verrà posto anche sotto gli occhi della Magistratura! - come gli LSU/LPU, siano stati e vengano tuttora impiegati in barba alla legge a copertura delle carenza d’organico delle amministrazioni.

-         E’ sotto gli occhi di tutti come questi lavoratori siano stati e vengano impiegati per garantire servizi essenziali e non già attività complementari ed aggiuntive.

-         E’ chiaro a tutti come i piani di impresa allegati al progetti di pubblica utilità siano puri esercizi cartacei privi di una qualunque sostenibilità materiale se non attraverso il totale finanziamento pubblico.

-         E’ chiaro (o sarebbe dovuto essere chiaro a tutti) come non vi possa essere alcun margine di sostenibilità economica sul mercato per attività complementari ed aggiuntive ai servizi che gli enti devono al contrario garantire.

-         E’ chiaro a tutti – ed anche questo verrà chiarito alla Magistratura – come, in violazione della legge, attraverso le “multi” o poliservizi, attraverso le cooperative che si tenta e si pretende di attivare, si vuol far passare la sostituzione del pubblico e dell’impiego pubblico con il privato e il lavoro precario.

Di fronte ad un simile fallimento l’unica strada possibile è il ritiro del Decreto Legislativo 468/97 e l’avvio, proprio attraverso il fenomeno degli LSU/LPU, di una reale politica per il lavoro che rilanci l’insostituibile ruolo del pubblico  nella fornitura di tutti quei servizi posti alla base del bene-essere della comunità.

Di fronte alla palese menzogna dell’equazione “assistenzialismo alle imprese = occupazione” l’unica strada è il riconoscimento del lavoro svolto è l’assunzione di tutti gli LSU/LPU nella pubblica amministrazione, è stornare 4.000 miliardi dei 40.0000 regalati alle imprese, per pagare chi già opera nell’interesse dell’intera comunità.

Quindi:

1)      la Regione Lazio e la Commissione Regionale per l’Impiego non possono non prendere atto del fallimento denunciato ed adoperarsi nella direzione sollecitata facendosi interprete presso il Governo ed il Parlamento delle istanze dei lavoratori.

2)      la Regione Lazio e la Commissione Regionale per l’Impiego, nelle more di una soluzione politica e sociale generale, devono avviare quel monitoraggio sul territorio più volte auspicato volto alla definizione delle carenze di organico degli enti e delle amministrazioni presenti nella regione e del fabbisogno reale di personale necessario a garantire il complesso dei servizi necessari alle comunità regionali.

3)      la Regione Lazio e la Commissione Regionale per l’Impiego in questa fase devono garantire a tutti i lavoratori di tutti i progetti la prosecuzione degli stessi non subordinando ad alcuna condizione la concessione della proroga semestrale prevista dal decreto.

4)      la Regione Lazio e la Commissione Regionale per l’Impiego devono garantire la conservazione del posto nei progetti LPU a tutti i lavoratori che in questa fase rifiutino di aderire alle improbabili società, siano esse multiservizi o cooperative, che sotto il ricatto governativo diversi enti stanno in una qualche maniera facendo attivare delegando semmai a queste, illegalmente, attività istituzionali o servizi essenziali.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE LSU/LPU