La situazione dei LSU/LPU si avvicina ad un punto nodale.
I progetti più grandi
che sono rimasti in piedi sono quelli degli enti locali (che impegnano circa
90.000 persone nella maggior parte al sud) e quelli della scuola (ministero
della pubblica Istruzione - MPI), in cui sono coinvolti circa 12.000 LSU/LPU in
tutta Italia. Altre migliaia di LSU sono impegnati in molti ministeri,
INPS, ferrovie dello stato, parchi ecc.
Il Ministero del lavoro ormai sta
cercando di “svuotare il bacino” nel più breve tempo possibile, rispettando i
tempi del d.to l.vo 81/2000, che non prevede proroghe per i LSU/LPU dopo aprile
2000. La presa di posizione del governo sulla Campania (proroga fino a dicembre
a carico del fondo nazionale dell'occupazione, da gennaio il 50% in carico agli
enti, secondo il d.to l.vo 81/2000, verrà devoluto solo a chi fa piani di
stabilizzazione).
In tal senso le
convenzioni che si stanno sottoscrivendo tra regioni e ministero prevedono
l’accelerazione di quelle forme di stabilizzazione già previste in passato (di
seguito è indicato l'art.3 dello schema di convenzione tra ministero del
lavoro e regione):
a) esternalizzare opere e servizi delle P.A., degli
enti locali e degli altri soggetti di cui all'art.1, comma 1, e dall'art.5, del
d.to l.vo 81/2000 con particolare riferimento:
- alla
raccolta differenziata, alla gestione di discariche ed impianti di trattamento
di rifiuti solidi urbani ed industriali;
- alla bonifica di aree industriali dismesse;
- - al
miglioramento della rete idrica e alla tutela degli assetti idrogeologici;
- - al
recupero, conservazione e riqualificazione di aree urbane,
- - alla
cultura;
- - ai servizi
scolastici, ove di competenza dell’ente utilizzatore ;
- - ai
servizi alla persona;
- - ai
servizi tecnici integrati della Pubblica Amministrazione;
- - alla
sicurezza degli edifici pubblici e privati e di lavoro di cui al D.Lgs. 19
settembre 1994, n. 626;
- - ai
trasporti e logistica connessa;
- - alle
commesse per infrastrutture e servizi pubblici.
Tali esternalizzazioni potranno avvenire attraverso
l'affidamento diretto in deroga alle procedure di evidenza pubblica, a terzi,
ovvero, favorendo la creazione di iniziative imprenditoriali quali società
miste, società cooperative, consorzi, ai sensi del c.1. art.6 del d.to l.vo
81/2000, con la finalità dell'assunzione dei soggetti di cui all'art.2 c.1.,
d.to l.vo 81/2000.
b) realizzare iniziative occupazionali, anche con il
concorso attivo delle parti sociali, finalizzate all’instaurazione di rapporti
di lavoro dipendente a tempo indeterminato e determinato, prevedendo anche le
modalità del part-time, lavoro temporaneo, lavoro autonomo - anche in forma
associata - collaborazione coordinata e continuativa, contratti di
apprendistato, e utilizzando percorsi formativi propedeutici, quali: formazione
professionale e stages, secondo le modalità previste dall'art.7 d.to l.vo
81/2000.
c) applicare le riserve obbligatorie dei
soggetti utilizzati in attività socialmente utili per le assunzioni nella P.A.
di cui all'art.12, comma 4 del d.to l.vo 468/97, a fronte della rilevazione di
carenze delle piante organiche degli enti pubblici del territorio regionale,
nonché negli appalti di infrastrutture e commesse pubbliche come definite
dall'art.6 comma 4, del d.to l.vo n.81/2000.
E’ ovvio che il modo
più semplice e rapido per “stabilizzare” in massa i lavoratori sia quello di
esternalizzazione di servizi pubblici. Le altre forme (assunzione tramite
concorso, ad esempio) non possono produrre che qualche sporadica posto di
lavoro, forse negli enti più grandi.
La Regione Lazio (ma così sta
accadendo anche nelle altre regioni), con la delibera di Giunta Regionale del
24 ottobre con la quale si dava possibilità agli enti di utilizzare fondi per
la copertura del 50% a loro carico dal 1 novembre - come stabilito dal d.to
l.vo 81/2000 - ha tuttavia pedissequamente seguito le direttive del ministero.
La delibera di “proproga” - già di per sé piena di ambiguità - è stata infatti
accompagnata da una determinazione dirigenziale che la contraddice e impedisce
la continuità del lavoro. La determinazione dirigenziale del 30 ottobre (il
giorno precedente alla chiusura della prima proroga!!!) stabilisce che per
poter proseguire le attività socialmente utili, gli enti debbano produrre la
documentazione comprovante l’attivazione dei piani di stabilizzazione (insomma
la stipula delle convenzioni con le cooperative o le imprese multiservizi).
E’ chiaro ancora che lo scontro tra
le richieste dei lavoratori - di assunzione nella P.A., dopo 4 e più anni a
copertura delle carenze d’organico dell’enti - e il pregiudizio ideologico del
governo - che nonostante i fallimenti della linea della privatizzazione dei
servizi, continua a battere sullo stesso tasto - è duro ed in questi giorni giunge ad un altro importante e alto
punto decisivo.
Il disegno governativo è chiaro e
tocca vari aspetti:
·
innanzi tutto c’è il piano di
svendere tutti i servizi pubblici ai privati che chiedono risorse. Questo piano
è palese e chiaro a tutti da tempo. L’affidamento a privati, che almeno
inizialmente non determina di per sé un risparmio dell’ente locale, oltre a
peggiorare il servizio, determina la precarizzazione del posto e del salario
che soggiace agli interessi dell’impresa piuttosto che a quelli di esistenza
della persona (poche ore di lavoro, salari bassi ecc.)
·
nella logica del primato
dell’impresa, i lavoratori devono essere risorse utili quando c’è bisogno di
loro e rimanere a casa in caso di “inutilità”. Alla fine dei 3 o 5 anni di
appalto le imprese o cooperative si dovranno battere sul mercato per
conquistare un nuovo appalto. Ma l’ente potrebbe decidere di diminuire i fondi
per quel servizio, o addirittura chiudere i fondi per quel servizio. La società
potrebbe perdere l’appalto e così via. Il lavoratore ogni 3 o 5 anni si
troverebbe a ricollocarsi come lavoratore alle esigenze del mercato e dell’impresa
e quindi ad essere disoccupato nuovamente!
·
la precarizzazione di tutto il
mondo del lavoro, senza più contratti a tempo indeterminato e con piena libertà
di licenziamento.
L’esempio degli LSU della
scuola è chiaro. Il Ministero del Lavoro vuole affidare i servizi di
pulizia alle imprese cooperative invece di riconoscere il lavoro svolto da più
di 4 anni dai LSU nella scuola.
La
scuola è ub obiettivo per le privatizzazioni poiché dispone di risorse
impressionanti ancora poco gestite dai privati. Il MPI affida a centrali
cooperative (confcommercio, legacoop, compagnie delle opere) su un piatto
d’argento questi appalti (500 miliardi di lire). Queste cooperative avranno
convenzioni con il MPI per 5 anni (se va bene), contratti per 20 ore settimanali
a L.780.000 al mese, a fronte di personale assunto che, per le stesse mansioni,
guadagna per un tempo pieno (36 ore) almeno il doppio.
Il Governo, che non riesce a gestire
fuori dai propri pregiudizi questa situazione, tenta di scaricare nel frattempo
quelli che hanno più di 50 anni che il mercato del lavoro “purtroppo” non
richiede. Infatti nella prossima finanziaria sarà previsto un accompagnamento
(con sussidio da LSU ovviamente) alla pensione per gli ultracinquantenni.
I movimenti organizzati degli LSU/LPU chiedono
·
ALLA REGIONE DI RITIRARE IL
LORO INCONDIZIONATO APPOGGIO AL GOVERNO CHE SPONSORIZZA LA ESTERNALIZZAZIONE
DEI SERVIZI (COOPERATIVE E SOCIETà MULTISERVIZI) STABILENDO UN PIANO
PER L’UNICA SOLUZIONE POSSIBILE CHE E’
L’ASSUNZIONE NELLA P.A.
·
AGLI ENTI DI CONTRIBUIRE A UN
PIANO PER L’ASSUNZIONE
·
AI POLITICI DI INTERVENIRE PRESSO
LA REGIONE
·
AI LAVORATORI MOBILITAZIONI
IMMEDIATE CON PRESIDI PRESSO GLI ENTI UTILIZZATORI E VERSO LE REGIONI E IL
GOVERNO
Il 7 dicembre gli LSU
della scuola scenderanno a fianco delle altre figure impegnate nella scuola per
la richiesta di essere assunzioni.
Tra il 10 e il 15
dicembre gli LSU degli enti locali faranno la loro manifestazione presso il
ministero del lavoro con le stesse parole d'ordine.