Roma, 9 agosto 2000
A tutte le strutture
LORO SEDI
OGGETTO: Stato vertenza Lavori Socialmente Utili.
In vista della pausa di Ferragosto pensiamo di farvi cosa utile riassumendo lo stato dell’arte rispetto alla vicenda LSU.
Nell’assieme si registrano note sia positive, più che altro per i progetti interregionali, che negative, per quelli locali che sono tuttavia la grande maggioranza.
Quanto ai progetti interregionali:
- Beni Culturali: con le lettere di pre-assunzione e i primi dati per le fuoriuscite possiamo considerare che siano gettate le basi per una soluzione positiva per tutti i lavoratori impegnati in questo progetto. Naturalmente occorre un serio controllo a livello locale per verificare la corrispondenza delle previsioni di fuoriuscita al flusso effettivo e per evitare ritardi e lacune, ovvero discriminazioni per le assunzioni, sia dirette a T. D. sia in società miste; occorre inoltre un attento monitoraggio sulla reale natura di eventuali collaborazioni co. co.;
- ATA: stando ad una verifica congiunta effettuata con il SNS – CGIL nazionale, le piante organiche concordate, se confermate, assicurano la collocazione nel medio periodo del personale LSU. Esistono peraltro tutte le condizioni (e il sostegno del sindacato di categoria in questa direzione) perché si vada a soluzioni che diano continuità alle ipotesi di società miste o altre forme di esternalizzazione qualora lo scoperto di pianta organica e la relativa quota di riserva per gli LSU non consentisse di risolvere il problema per tutti gli LSU; anche in questo caso la contrattazione locale assume un rilievo fondamentale;
- Lavoro: entro settembre dovrebbe entrare in fase operativa la stabilizzazione degli LSU verso INPS e INAIL;
- Giustizia: dopo l’ "incidente di percorso", l’iter del decreto di stabilizzazione è stato ripristinato ed il provvedimento è giunto in porto;
- FS – SCO, si è raggiunta un’intesa per la costituzione delle cooperative entro il 16/9 p.v.; è prevista una riunione specifica per questo progetto il 30/8 p,v, alle 10
- Finanze: è il progetto per il quale si registrano maggiori ritardi e difficoltà; un chiarimento attorno alla destinazione di questi lavoratori, collegato alla riforma del Ministero e alla creazione della Agenzia, è atteso per gli inizi di settembre.
Passando alle note dolenti riguardanti i progetti trasferiti a livello regionale, per quanto ci risulta è stata emanata (ma non ancora pubblicata) la annunciata seconda "Nota di indirizzo" sul D. Lgs. 68. In attesa di conoscerne il contenuto definitivo (oggetto di estenuanti trattative non solo con i sindacati ma all’interno degli uffici del sottosegretario Morese e tra questi e la Direzione Generale per l’Impiego), riassumiamo qui di seguito i problemi da noi sollevati, ordinati in base alle ultime risposte acquisite.
Problemi sui quali è stata manifestata una generica disponibilità:
a) soggetti che non abbiano maturato i dodici mesi per assenze giustificate o autorizzate (assenze obbligatorie, altri lavori a termine, ecc.), da considerare destinatari a tutti gli effetti, indipendentemente dall’eventuale reddito percepito (la norma del D. Lgs. 468 sul reddito massimo è da ritenersi abrogata);
b) requisito minimo dei dodici mesi soddisfatto con undici mesi quindici giorni;
c) soggetti impegnati in progetti non in essere al 31/12/99 per motivi tecnici comunque indipendenti dalla volontà soggettiva del lavoratore o degli enti utilizzatori (es. progetto terminato prima del 31/12/99 ripreso nel corso dell’anno 2000 per ritardi nella approvazione da parte della CRI, da considerare destinatari a tutti gli effetti;
d) soggetti che abbiano maturato almeno sei mesi e che siano stati impegnati per almeno sei mesi in progetti autofinanziati "a chiamata", da considerare destinatari a tutti gli effetti;
e) soggetti impegnati in lavori socialmente utili art. 12, D. Lgs. 468/97 (in mobilità con assegno), approvati dalle CRI, destinatari della proroga di cui all’art. 58, c. 17 lettera b) della legge 144/99, fino a tutto il 1999: per questi soggetti, a nostro parere da considerare destinatari a tutti gli effetti, la disponibilità sembrerebbe limitata a quelli per i quali la proroga citata ha coperto un periodo di almeno sei mesi.
Problemi rispetto ai quali viene dichiarata l’impraticabilità di soluzioni all’interno del quadro tracciato dal D. Lgs. 81/2000 rinviando a soluzioni diverse:
f) lavoratori che hanno portato a compimento i dodici mesi nel corso del biennio senza averli svolti tutti nel biennio;
g) lavoratori che hanno completato i dodici mesi successivamente al 31/12/99 per motivi non inerenti la loro volontà (ritardi di approvazione); da considerare in analogia al precedente p, a);
h) lavoratori di cui al precedente p. e) per i quali la proroga non abbia coperto sei mesi o per i quali manchi l’approvazione della CRI per il secondo semestre (in quanto non necessaria per i destinatari di mobilità);
i) altri lavoratori (oltre a quelli del precedente punto c) riservatari ma non impegnati in progetti al 31/12/99 per scelte di gestione locale.
Per tutti questi soggetti la nostra posizione (ispirata a elementari criteri di equità e di razionalità) è che si debbano considerare destinatari sia dell’assegno a carico del Fondo sia degli incentivi alla fuoriuscita, superando i limiti puramente formali e privi di validità obiettiva posti dal D. Lgs. 81/00 (dodici mesi nell’arco del 98-99 e 31/12/99). Per i casi di cui ai precedenti punti h) e i) la dichiarazione di impraticabilità riguarderebbe il diritto al proseguimento a carico del Fondo ma non il diritto alle incentivazioni alla fuoriuscita (in quanto riservatari).
Valuteremo nei prossimi giorni, oltre ai contenuti della nota di indirizzo, anche gli effetti che essa produrrà visto che si annunciano anche altri atti volti a correggere le decisioni dell’INPS più negative e penalizzanti. Resta il fatto che in risposta a un quesito della Camera del Lavoro CGIL di La Spezia è stata già data una risposta negativa in contrasto con la disponibilità di cui al precedente punto a) e che in risposta ad un altro quesito della Regione Basilicata è stato fatto altrettanto per un quesito relativo ai precedenti punti d) ed e), ciò che ci ha fatto riconfermare la nostra insoddisfazione già dichiarata sul piano generale per quanto si va producendo in tutta Italia da parte dell’INPS.
In particolare ribadiamo la necessità di un atto regolamentare (se sufficiente) chiaro e dirimente che dia la facoltà alle Regioni, a valere sulle risorse risultanti dalla ripartizione del Fondo, di dare soluzione ai problemi aperti riguardanti lavoratori appartenenti a tutti gli affetti al bacino LSU e destinatari di questa forma di politiche attive del lavoro. Perché i livelli regionali siano messi pienamente in condizione di assumere la gestione del bacino LSU occorre da un lato assicurare continuità alle politiche di creazione di sbocchi occupazionali, dall’altro mettere a disposizione gli strumenti di incentivazione previsti per la fuoriuscita individuale (verso la pensione o verso attività autonome). A questo fine è necessario che la attribuzione delle risorse esca dalla fase di incertezza e di contrattazione politica impropria tra Ministero e Regioni una ad una, passando ad un criterio obiettivo, trasparente e certo. Peraltro, è solo nella trasparenza che potranno essere individuate e destinate eventuali risorse aggiuntive per situazioni fuori dall’ "ordinario" anche avvalendosi del "Comitato Interistituzionale".
Infine, se per qualche aspetto (con particolare riferimento alle questioni previdenziali) la normativa del D. Lgs. 81/2000 dovesse rivelarsi lacunosa e inidonea, si devono mettere in cantiere le iniziative necessarie sul piano della produzione legislativa avendo a riferimento sia la delega di cui all’art. 45 della legge 144/99 in materia previdenziale per gli LSU (c.1 lettera s) sia eventuali norme (o deleghe) aggiuntive a quella del comma 2 del medesimo articolo, da collocare eventualmente nella prossima finanziaria (o nella stessa leggina di proroga delle deleghe sulla riforma degli ammortizzatori sociali, il cui iter non è ancora completato).
Come si vede sono richiesti atti di cui ancora non si vedono le premesse né sul piano politico né su quello amministrativo. Data la natura dei problemi implicati e l’impegno delle nostre strutture per una soluzione equa, ragionevole e non assistenziale, abbiamo già segnalato al Ministro Salvi che ulteriori ritardi o ostacoli rispetto alle soluzioni da noi richieste ci porteranno a mettere in campo, unitariamente come sindacati confederali, iniziative di mobilitazione alla ripresa post-ferie.
Alla valutazione di questo stato di cose e alla predisposizione delle iniziative più opportune al riguardo sarà dedicata la prima riunione del Dipartimento prevista per la seconda metà di settembre in data da fissare in relazione al calendario dei lavori del Direttivo per l’avvio della fase congressuale.
Per il Dipartimento Politiche per
l’Impiego
Gianni Principe
Roma, 9 giugno 1999
Tenendo conto del dibattito svolto nella riunione unitaria del 30 aprile scorso e delle novità contenute nella legge n.144/99 (collegato alla finanziaria), approvata nei giorni scorsi, abbiamo predisposto ed inviato al Ministro del Lavoro la piattaforma sui lavori socialmente utili.
Cogliamo l’occasione per informarvi che la settimana scorsa è ripreso il confronto con il Sottosegretario al Lavoro R. Morese, con un primo incontro di carattere generale, cui seguiranno prossimi incontri a partire dalla prossima circolare applicativa della legge n.144.
Vi terremo informati con le modalità opportune dei prossimi sviluppi.
Cari saluti.
CGIL G. Casadio
CISL R. Bonanni
UIL C.F. Canapa
CGIL - CISL - UIL
LAVORI SOCIALMENTE UTILI
Premessa
Il decreto legislativo 468/97, finalizzato alla riforma dei LSU per favorirne le funzioni di politica attiva del lavoro, fu varato con il dissenso di CGIL, CISL e UIL. Il punto principale del dissenso verteva sulla non separazione netta del bacino storico degli LSU dai nuovi progetti e nel conseguente rischio che la situazione di emergenza in essere si propagasse ai nuovi progetti, ampliandosi fino a travolgere le finalità positive della nuova normativa.
La nostra analisi, purtroppo si è rivelata esatta, andando anche oltre il prevedibile, per la pervicacia con cui il governo e molti enti locali, in contrasto con le OO.SS., hanno continuato ad utilizzare lo strumento in termini assistenziali. Ad oggi i dati ufficiali parlano di 139.000 lavoratori in LSU a carico del fondo nazionale per l'occupazione.
Il problema è fortemente aggravato dal fatto che oltre l’80% dei lavoratori coinvolti si trova nel Mezzogiorno. I numeri ancora in crescita, anziché in diminuzione dimostrano che la strumentazione messa in campo dall'art.12 del d.lgv. 468/97 e dal decreto interministeriale 21.5.98 si è rivelata insufficiente, oltrechè poco chiara su alcuni punti. e per molti aspetti inesigibile a causa anche dei ritardi con cui tutti i soggetti ( Min. Lavoro, Italia Lavoro, IG, Inps oltre a tutti i soggetti istituzionali territoriali) si sono presentati sulle relative problematiche. L’inadeguatezza delle misure è stata peraltro accentuata dalla predisposizione di diverse e più consistenti forme di incentivazioni per le aree del Mezzogiorno in favore di altre, pur difficili, platee di destinatari.
Va inoltre considerata l'aspettativa, creatasi sin dall'inizio, di ulteriori e più favorevoli incentivi, nonché quella di soluzioni generali più favorevoli quali l'assunzione nella Pubblica Amministrazione
La rimozione di questi fattori è prioritaria, altrimenti anche l'approvazione di ulteriori incentivi non produrrà risultati significativi, in quanto resterebbe l'immobilismo sia nei lavoratori che nelle strutture in attesa di taumaturgiche soluzioni generali, inoltre si deresponsabilizzerebbero i soggetti locali, rendendo scarsamente efficaci anche le nuove incentivazioni.
Emergono fortemente, da quanto detto, le seguenti improrogabili esigenze:
1) Bloccare nuovi ingressi nel bacino LSU.
2) Riconoscere che il problema degli LSU è quasi esclusivamente del Sud, con diversi gradi di emergenza fra le diverse regioni, e quindi diversificare la normativa e decentrare la gestione.
3) Arricchire la strumentazione e chiarirne ed attuarne alcuni punti.
4) Coinvolgere i diversi soggetti istituzionali e le imprese private nell'operazione di reimpiego dei LSU.
5) Dare vita a sedi di coordinamento nazionali e locali per promuovere ed attivare la strumentazione per favorire il reimpiego.
6) Rinnovare l'istituto nell'ambito della riforma degli ammortizzatori sociali, esercitando la relativa delega contenuta nel collegato alla finanziaria.
Si tratta di recuperare la partita tramite un accordo quadro trilaterale ad hoc, che veda coinvolti istituzioni, imprenditori, sindacati. Su un problema di tale portata è indispensabile la mobilitazione di tutti i soggetti, istituzionali e sociali, anche a livello locale.
1) Il blocco degli avviamenti
Da oltre due anni Cgil, Cisl e Uil chiedono di bloccare gli avviamenti a LSU, che si sono rivelati uno strumento inadatto ad essere utilizzato in chiave di politiche attive del lavoro nelle regioni dove il problema occupazionale è di natura emergenziale. Finalmente il collegato alla finanziaria contiene una norma in base alla quale si possono approvare progetti LSU solo se destinati ai lavoratori già utilizzati. Questo non deve significare la sottovalutazione delle esperienze positive dell'utilizzo degli LSU come strumento di politica attiva del lavoro, realizzato in molte Regioni del Nord. Le maggiori risorse che restano alle Regioni, devono poter essere utilizzate, come chiesto dal sindacato, attraverso modalità opportune da stabilirsi con apposite convenzioni tra Regioni e Ministero del lavoro, anche per proseguire e perfezionare queste esperienze.
2) Il riconoscimento delle diversità territoriali
Mentre in molte realtà territoriali il fenomeno può essere facilmente riassorbito dal normale andamento del M.d.l. locale e l’utilizzo di questa strumentazione può essere annoverato tra le politiche attive, nelle aree meridionali, vista la dimensione del problema, esso deve fare i conti con un contesto occupazionale sfavorevole e con tassi di crescita e di sviluppo che non hanno il segno per determinare una soluzione al problema.
Fino ad oggi la normativa sui LSU ha totalmente ignorato tali differenze territoriali, che vengono, benchè timidamente, spesso riconosciute in altri ambiti delle politiche per il lavoro. Anche la gestione è stata eccessivamente centralizzata.
Dal punto di vista normativo riteniamo che sia necessario riconoscere la specificità del problema LSU in particolare in alcune regioni del Mezzogiorno, introducendo meccanismi diversificati sul territorio per:
a) La ripartizione delle risorse
b) La strumentazione per favorire il reimpiego.
Il primo punto è solo in parte risolto da quanto previsto nel collegato, e sopra richiamato, relativamente alle convenzioni tra Ministero del lavoro e Regioni sull'utilizzo delle risorse. L'articolazione dell'iniziativa sul territorio è condizione indispensabile per chiudere una fase di sostanziale attendismo di azioni dal centro ed esercitare maggiore iniziativa istituzionale in periferia. Per rendere efficaci le misure per la fuoriuscita dei lavoratori dagli LSU è quindi necessario rendere agibili i poteri decentrati con il d.lgv. n.469/97, anche con il trasferimento dal fondo nazionale per l'occupazione di risorse finanziarie congrue, stabili e dedicate. Senza chiarezza su quest’ultimo punto la stessa operazione di decentramento dei servizi all’impiego rischia di essere negativamente condizionata in alcune aree dagli aspetti emergenziali.
Resta invece aperto il secondo punto, sul quale è indispensabile prevedere che tutti gli incentivi per il reimpiego (quelli già in campo e gli eventuali altri da affiancare a questi) siano graduati diversamente per i territori di cui all'Obiettivo 1.
3) La strumentazione per il reimpiego
Fino ad oggi sono stati pochissimi coloro che sono stati ricollocati grazie alla strumentazione approntata dall'art.12 del d.lgv.468 e la successiva decretazione.
Sicuramente tale strumentazione va migliorata e potenziata, anche sulla base di impegni già assunti dal Ministero del lavoro ma non ancora attuati. I primi interventi dovrebbero essere:
- Istituire un fondo di rotazione da attivarsi per la costituzione e capitalizzazione delle società miste e per incentivare l'affidamento a terzi di servizi da parte delle amministrazioni pubbliche.
- Elevare l’incentivo triennale, in aggiunta a tutte le misure già previste, per l’assunzione di LSU presso imprese, anche ricontrattando i limiti posti dal’UE.
- Trasformare il prepensionamento in norma a regime e aumentarne la convenienza, anche attraverso l’attivazione del Fondo destinato al riscatto dei periodi pregressi e la previsione di corrispondenti fondi regionali o locali; fissare un termine temporale entro cui è possibile presentare la domanda; accelerare la preannunciata iniziativa di informazione capillare da parte dell’INPS.
- Semplificare le procedure per la costituzione delle società miste e per l’affidamento a terzi di servizi (a partire dall’eliminazione del vincolo che le attività debbano essere in qualche modo connesse a quelle svolte in regime di lsu, che spesso sono attività non innovative e prive di mercato).
- Ridurre la differenza proporzionale del beneficio alle imprese in caso di assunzione a tempo parziale e specificare bene gli incentivi per le cooperative.
- Rendere cogente, estendere a tutti gli appalti pubblici (e non solo alle opere di infrastrutturazione) ed elevare la riserva nei capitolati posti a base di gare d’appalto, anche stabilendo che uno dei criteri di selezione per l’assegnazione degli appalti sia l’utilizzo di LSU da parte delle imprese appaltatrici o concessionarie.
- Attuare, tramite IG e Italia Lavoro, una incisiva politica di promozione e informazione sulle possibilità di autoimpiego .
- Estendere l’incentivo dei 18 milioni a tutte le forme di autoimpiego.
- Concedere gli incentivi del prestito d’onore anche in caso di iniziativa cooperativa tra i lavoratori aventi diritto.
- Elevare il contributo di 5 milioni destinato ad investimenti per attrezzature in caso di LPU e renderlo automatico.
- Istituire sedi di monitoraggio per l’utilizzo di LSU nei Contratti d’area e nei Patti territoriali.
- Prevedere LSU formativi con stages all'interno nelle aziende che prevedono l'assunzione dei lavoratori.
- Prevedere, nei casi di soluzioni occupazionali parziali, l’intervento di Italia lavoro per una nuova progettazione in settori innovativi o per la gestione della mobilità interprogettuale.
- Prevedere una parte dei costi a carico dei soggetti promotori di progetti LSU visto che tale strumentazione è a tutti gli effetti un puro trasferimento delle risorse verso i loro bilanci .
- Rendere certe ed esigibili tutte le incentivazioni.
4) Il coinvolgimento dei soggetti privati e degli altri soggetti istituzionali
Il problema è anche quello del coinvolgimento delle imprese private. Chiediamo al Ministero del lavoro di farsi promotore di un tavolo di confronto che coinvolga le associazioni imprenditoriali in una serie di impegni sul reimpiego dei LSU, a partire da operazioni di promozione presso le proprie imprese e da sperimentazioni per aree per dare vita ad esperienze pilota.
In presenza di impegni certi degli altri partecipanti al confronto, il sindacato è disponibile a contrattare ulteriori incentivazioni a fronte di assunzioni a tempo indeterminato.
Nello stesso confronto si dovranno coinvolgere altresì:
- Italia lavoro: i risultati concreti raggiunti ad oggi da Italia-Lavoro sono inadeguati in relazione alle esigenze. E' necessario agire per spingere ad operare in maniera più efficace Italia-Lavoro, ma anche investire il governo della valutazione della congruità degli strumenti di cui essa si è dotata. Inoltre con Italia lavoro si dovrà definire un protocollo sul modello di relazioni, sia a livello nazionale che a livello territoriale;
- la Conferenza Stato-Regioni e l’ANCI, per impegnare in maniera più stringente le istituzioni locali.
Allo stesso modo si dovrà arrivare a protocolli a livello locale e trovare sul territorio le soluzioni più idonee.
5) Una sede di coordinamento
Con notevole ritardo è stata istituita la Commissione per il coordinamento dei LSU.
Si chiede che essa venga attivata in tempi rapidissimi e che divenga la sede per promuovere e monitorare le iniziative di reimpiego in generale, nonchè per intervenire in via preventiva ad evitare ritardi nei rinnovi dei progetti interregionali. Analoghe sedi di coordinamento andranno istituite a livello regionale.
6) La revisione dei lavori socialmente utili nell’ambito della riforma degli ammortizzatori sociali
Il collegato alla finanziaria contiene sia la delega al governo per la riforma del d.lgv. 468/97, sia la delega per la riforma degli incentivi all’occupazione e degli ammortizzatori sociali.
Nell’ambito di tali riforme non si dovrà trascurare la regolamentazione di un regime transitorio per i lavoratori attualmente impegnati in LSU. Ciò significa in primo luogo mantenere ed arricchire per questi ultimi la attuale strumentazione secondo le linee viste sopra. Ma dovrà anche significare trovare spazi per le fasce più anziane di lavoratori socialmente utili nell’eventuale regolamentazione di un livello di sostegno al reddito finanziato dalla fiscalità generale e condizionato alla prova dei mezzi riservato a coloro che esauriscono i normali ammortizzatori.
Roma, 8 giugno 1999