Alla c.a. dei Sindaci

del Presidente della Amministrazione Provinciale

dei candidati alle prossime politiche

della provincia di Frosinone

 

            Signori/e,

i lavoratori/trici socialmente utili da più di quattro anni lavorano senza contributi per un sussidio di circa L.850.000 al mese presso numerosissimi enti di tutta Italia. Da Aosta fino a Trapani sono impiegati nella stragrande maggioranza a coprire le clamorose carenze di organico nel pubblico impiego. Quelli che non coprono carenze di organico sono impegnati in lavori sussidiari che coprono servizi non quantificabili economicamente ma di assoluto rilievo per il benessere della comunità tutta (verde, beni culturali, riciclaggio ecc.)

            In questi anni essi hanno rivendicato il diritto al riconoscimento del posto di lavoro adducendo ovvie e comprensibili ragioni.

            Le amministrazioni centrali, che non hanno potuto disconoscere questa realtà, sostengono che la via d’uscita per questi lavoratori/trici sia quello della privatizzazione dei servizi che loro svolgono o la riqualificazione del personale che potrebbe essere assunto dalle imprese del territorio o altrimenti il sostegno all’imprenditorialità di questi lavoratori. Marginalmente si sosteneva l’impiego nella pubblica amministrazione.

Conosciamo tutti i risultati di tali politiche. A più di tre anni dal d.to l.vo 468/97 il bacino dei lavoratori socialmente utili è rimasto sostanzialmente invariato. Le uniche soluzioni adottate sono state quelle di alcuni ministeri. Gli enti locali, soprattutto a Sud, non hanno realmente visto diminuire il bacino se non per coloro che andavano in pensione o che passavano da un progetto ad un altro (la scuola ad esempio).

            Il fallimento di queste politiche era chiaro per chi avesse tenuto conto almeno di alcuni fattori. Non solo è improbabile che vi sia massiccia occupazione dove invece c’è continua disoccupazione, ma ancora più demagogico sperare che persone con 40 anni di media, bassa scolarizzazione e con alcuni anni di contributi, potessero riqualificarsi o addirittura promuovere impresa (in campi tra l’altro assolutamente non mercificabili).

            La grande platea dei lavoratori socialmente utili mostra drammaticamente al contrario di quanta sofferenza ci sia dietro alla disoccupazione o inoccupazione. Persone adulte con famiglia con un passato di lavoratori poco qualificati o di persone iscritte da decenni all’ufficio di collocamento. I lavoratori socialmente utili mostrano quello spaccato, ampio, emarginato, della società italiana che vuole essere rimosso da una rappresentazione frivola, leggera e consumista della vita quotidiana che passa nella nostra opinione pubblica.

            Eppure la risposta delle amministrazioni è stata quella della rimozione del problema; del tentativo di delegittimare le rivendicazioni che finalmente si alzavano da una parte sottomessa della popolazione.

            In questo senso le due maggiori compagini al potere non si sono distinte. Il Governo, centrosinistra, ha sempre sostenuto, con la componente sindacale concertativa, che ciò è un falso problema; la Regione Lazio, centrodestra, non ha fatto altro che seguire le linee direttrici del Governo applicando le direttive e non mantenendo le promesse elettorali (legge ad hoc nella regione Lazio e impegni per una soluzione che andasse incontro alle richieste lavoratori sono tuttora lettera morta).

La convenzione stipulata tra Governo e Regione ricalca l’ultima finanziaria; non cambia di una virgola l’impianto di “svuotare il bacino” con i soliti strumenti. Anzi accelera questo svuotamento inducendo la Regione a privarsi di 1900 soggetti entro il 2001 e di un altro 30% il prossimo anno.

            L’unica novità prevista dalla finanziaria è stata quella della possibilità di impiegare i soggetti con qualifiche inferiori, ex 3a e ex 4a senza più i limiti del 30%. Bene questa importante facoltà data agli enti non ha prodotto che promesse di assunzioni. Si sarebbe immaginato che tanti comuni avanzassero proposte per l’assunzione di pochi lavoratori. Invece no. Pochi comuni stanno avanzando l’ipotesi di assunzione di tutti i loro lavoratori. Cassino e altri comuni in altre province stanno facendo uno sforzo per dare seguito alle promesse. La maggior parte degli enti non muove foglia.

            La politica, quindi, e non l’economia, è quella che muove il mondo. Se si creano quelle particolari situazioni la politica può sicuramente far resuscitare anche i morti (CGIL-CISL-UIL a Cassino hanno improvvisamente cambiato opinione!)

            E’ l’ora quindi della politica, dell’impegno politico serio e a favore della popolazione tutta. E questo è il momento più adatto vista la prossima scadenza elettorale.

            Vi aspettiamo alla nostra assemblea di venerdì 27 aprile alle ore 11:00 per invitarvi a seguire gli impegni possibili che fin da subito possono essere presi e per capire quali possono essere le reali vie d’uscita da questa drammatica situazione.

            Certi della Vs presenza, inviamo i più cordiali salutti.

 

Frosinone 20 aprile 2001                  Per i Comitati di Lotta della Provincia di Frosinone Paolo Iafrate